
Estremi temporali: dal secolo I a.C. (3° q) al secolo III d.C. (4° q)
Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici
La pavimentazione (3.33 x 7.46 m) non risulta composta secondo un modulo o un disegno organico secondo la tradizione dei sectilia pavimenta romani. Essa può essere suddivisa in due settori: uno a sud-est, a lastre disomogenee, ed uno a nord-ovest, più organico e curato nell’esecuzione e nella scelta delle lastre. Tutte le lastre sono indifferentemente di riutilizzo, e la varietà dei marmi impiegati è estremamente disomogenea, con una prevalenza dell’utilizzo del pavonazzetto, del giallo antico, del cipollino e di marmi bianchi. Il settore sud-est di 2,85 x 3 è caratterizzato da frammenti di lastre per lo più di piccole dimensioni, allettate in maniera disomogenea e disordinata, costituite da diverse qualità di marmo di reimpiego, tra cui sono stati riconosciuti due piccoli frammenti di cornice, in africano e in giallo antico. Il settore attiguo, a nord-ovest, può essere suddiviso in tre campi, di cui quello centrale (1.59 x 3.24) presenta una maggiore cura nella scelta e nell’allettamento delle lastre, elementi in base ai quali è riconoscibile la volontà di costruire un disegno. Lastre rettangolari di larghezza oscillante tra i 17 ed i 23 cm e con una lunghezza massima di 61 cm, costituiscono l’incorniciatura di uno pseudoemblema, costituito da quadrato delle dimensioni di 1.57 x 1.77 (realizzato con marmi di colore tenue), contenente un disco di granito verde della Sedia di S. Lorenzo. A nord-ovest del campo centrale il pavimento è realizzato con lastre di reimpiego di forma rettangolare (dim. max 0.41 x 0.62), che determinano un altro campo di 1.40 x 3.15, caratterizzato da una tessitura più regolare rispetto al resto del pavimento. Oltre a pavonazzetto, cipollino e giallo antico, sono presenti anche marmi bianchi (lunense e il proconnesio) e una lastra in granito troadense. A sud-est del campo centrale si trova infine il terzo campo (1.63 x 3.33) costituito da lastre quadrangolari, rettangolari e frammentarie allettate in modo disomogeneo.
Regio VIII, Foro di Cesare, portico SE, lastricato (I fase)
Pavimento in lastre di marmo bianco lunense, rinvenuto al disotto del pavimento in opus sectile pertinente alla fase dioclezianea. Del rivestimento pavimentale sono stati rinvenuti alcuni brevi lacerti sia durante gli sterri 1926-1933, sia nel corso degli scavi 2000.
Regio VIII, Foro di Cesare, portico SE, opus sectile (fase II)
Pavimento in opus sectile marmoreo ascrivibile alla categoria "a grande modulo a tessitura rettangolare reticolare", costituita da grandi riquadri rettangolari (4.43 x 2.60-2.76) di marmo di colore tenue alternati a fasce (larghe 0.75-1) di tonalità più scura. Le lastre, tutte di reimpiego, sono di marmo bianco (lunense, proconnesio, tasio), giallo antico (usato per le fasce), pavonazzetto e cipollino. La stesura si sovrappone ad un lastricato marmoreo pertinente ad una più antica fase decorativa.
Regio VIII, Foro di Cesare, tempio di Venere Genitrice, lastricato
Pavimento a lastre omogenee di marmo bianco (di specie non identificata), individuato nel pronao del tempio. SI conservano soltanto due frammenti di lastre in marmo bianco in pessimo stato di conservazione, spesse almeno 3,5 cm.
Regio VIII, Foro di Cesare, tempio di Venere Genitrice, opus sectile
Pavimento in opus sectile marmoreo a grande modulo, conservato in massima parte a livello di impronte. Le lastre superstiti (in tutto tre), sono molto frammentarie e presentano spessore variabile fra 2,5-4 cm. Il motivo decorativo era costituito da uno schema reticolare a maglie rettangolari con lastre rettangolari in giallo antico di 5 x 2 p.r. (1.48 x 0.74), inserite in un reticolo costituito da lastre rettangolari in pavonazzetto larghe un piede e mezzo (0.45) con quadrati alle intersezioni per i quali, sebbene non si abbia nessun indizio sulla qualità del marmo impiegato, è possibile ipotizzare l’utilizzo del giallo antico, come nel riquadro principale. L’analisi condotta ha permesso di appurare che la larghezza di un piede e mezzo (45 cm) delle fasce in pavonazzetto ricorreva regolarmente su tutta la superficie della cella, mentre le lastre rettangolari in giallo antico erano probabilmente di 2 piedi e mezzo di larghezza (0.74) ad eccezione di quelle poste lungo l’asse della pavimentazione, dove forse erano impiegate lastre rettangolari più larghe di circa 0.30, ossia di 3 piedi e mezzo di larghezza (1.04).

Estremi temporali: dal secolo I a.C. (3° q) al secolo III d.C. (4° q)
Motivazione della cronologia: dati archeologico-stratigrafici
Pavimento a lastre omogenee di marmo bianco (di specie non identificata), individuato nel pronao del tempio. SI conservano soltanto due frammenti di lastre in marmo bianco in pessimo stato di conservazione, spesse almeno 3,5 cm.
Regio VIII, Foro di Cesare, tempio di Venere Genitrice, opus sectile
Pavimento in opus sectile marmoreo a grande modulo, conservato in massima parte a livello di impronte. Le lastre superstiti (in tutto tre), sono molto frammentarie e presentano spessore variabile fra 2,5-4 cm. Il motivo decorativo era costituito da uno schema reticolare a maglie rettangolari con lastre rettangolari in giallo antico di 5 x 2 p.r. (1.48 x 0.74), inserite in un reticolo costituito da lastre rettangolari in pavonazzetto larghe un piede e mezzo (0.45) con quadrati alle intersezioni per i quali, sebbene non si abbia nessun indizio sulla qualità del marmo impiegato, è possibile ipotizzare l’utilizzo del giallo antico, come nel riquadro principale. L’analisi condotta ha permesso di appurare che la larghezza di un piede e mezzo (45 cm) delle fasce in pavonazzetto ricorreva regolarmente su tutta la superficie della cella, mentre le lastre rettangolari in giallo antico erano probabilmente di 2 piedi e mezzo di larghezza (0.74) ad eccezione di quelle poste lungo l’asse della pavimentazione, dove forse erano impiegate lastre rettangolari più larghe di circa 0.30, ossia di 3 piedi e mezzo di larghezza (1.04).
Data: 1933 – Ente responsabile: Sovraintendenza ai BB.CC. del Comune di Roma
Regio VIII, Foro di Cesare, tempio di Venere Genitrice, lastricato
Parte dell’ambiente: ambulacro
Rivestimento con scansione: a copertura unitaria
Tipo di impaginazione: iterativa
Cromia: monocromo
Pavimento a lastre omogenee di marmo bianco (di specie non identificata) ubicato nell’ambulacro della peristasi. Se ne conserva un’unica lastra, spessa circa cm 7.
Estremi temporali: dal secolo II d.C. (1° q) al secolo II d.C. (1° q)
Motivazione della cronologia: dati archeologici
Tipo di preparazione: strato di malta, sovrapposto ad uno strato di schegge di marmo bianco.
Campo
Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: assente
Tecnica Esecutiva: lastricato (lastricato omogeneo marmoreo)
INDIRIZZO WEB: http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=11108