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Scheda TESS – http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=5984
Regio XIII, Casa Bellezza, amb. B, cementizio con inserti  – Roma  ( RM)

edificio residenziale/domus
La domus è nota nella letteratura archeologica come domus di Largo Arrigo VII o Casa Bellezza (dal nome del proprietario del villino edificato negli anni ’30, al di sotto del quale sono i resti archeologici). Si situa quasi al centro dell’Aventino Maggiore (Regio XIII), nelle immediate vicinanze di S. Prisca (circa 100 m ad Ovest), presso l’angolo tra Largo Arrigo VII e via Eufemiano. Le strutture, ubicate circa 10 m al di sotto del piano stradale, vennero alla luce nel 1958 nel corso di lavori di ristrutturazione del villino; non sono note notizie di rinvenimenti anteriori a questa data. Gli scavi furono condotti da Valnea Scrinari. La domus ha orientamento N/NO – S/SE, lo stesso di un antico asse stradale che doveva servirla, identificabile probabilmente con il clivus Publicus, noto dalla Forma Urbis e ripercorso dal tracciato dell’attuale via di S. Prisca. La pianta era articolata intorno ad un peristilio centrale; la parte nota della domus è costituita da tre ambienti (in pianta A – il maggiore, riconoscibile come un oecus; B – un ambiente di rappresentanza; E – vano a pianta rettangolare non scavato interamente e reinterrato a causa di problemi statici dell’edificio moderno soprastante) che si affacciano su un criptoportico (C), di cui un braccio è conservato per intero mentre gli altri due, che si dipartono alle estremità del primo, sono interrotti dopo pochi metri da fondazioni relative ad edifici di epoca più tarda. Il piano superiore dell’abitazione, cui si accedeva probabilmente attraverso uno stretto corridoio in salita (D in pianta), conservato parzialmente all’estremità settentrionale del criptoportico, è oggi completamente perduto. Le stanze erano illuminate da aperture a bocca di lupo situate nella parte alta delle pareti: si trattava dunque già in origine di ambienti seminterrati di soggiorno e ricevimento, destinati con ogni probabilità ad una fruizione stagionale. In base all’analisi della tecnica edilizia, un’opera reticolata con cubilia di modulo piuttosto piccolo (lato cm 5,50), l’impianto della domus può essere collocato nella seconda metà del I secolo a.C. (verso il 40 a.C.) e testimonia dunque un importante momento di passaggio dell’Aventino dalla connotazione "plebea" e commerciale d’età repubblicana a quella residenziale ed elitaria che, iniziata alla fine del I secolo a.C., si compirà nei due secoli successivi. I sistemi decorativi sono notevoli: alla fase originale appartengono un frammento della decorazione pittorica della volta del criptoportico, attribuibile al II Stile per il motivo ed i colori, ed i pavimenti, cementizi a base fittile con inserti litici misti, che pur presentando caratteristiche simili alle realizzazioni coeve note, risultano un unicum per la tessitura estremamente fitta degli inserti. Circa un secolo dopo la costruzione fu avviata un’opera di ristrutturazione nel corso della quale gli ambienti furono affrescati con pitture di IV Stile; è probabile che questo momento vada collocato in età neroniana, dopo l’incendio del 64 d.C. Una terza fase di vita, che dovrebbe datarsi in età traianea o adrianea, è testimoniata da lacerti di strutture murarie in laterizio, coincidenti con le pareti ‘f’ e ‘g’ dell’ambiente B, rinvenuti e subito reinterrati nell’ambito di lavori effettuati nel 1982-84 nel giardino soprastante per arginare il problema delle infiltrazioni e del tasso di umidità. Questi interventi segnano un abbandono delle funzioni di rappresentanza degli ambienti sotterranei, destinati eventualmente ad una funzione utilitaria (magazzini). Forse a quest’epoca si deve attribuire la costruzione dei bracci laterali del criptoportico (C1 e C2 in pianta), che hanno caratteristiche strutturali e di rivestimento diverse, e l’intonacatura in bianco del complesso. L’ultima fase di vita della domus, forse contestuale al suo abbandono, può essere considerata la realizzazione delle imponenti fondazioni, conservate parzialmente, di un edificio tardo, forse un portico colossale, sulla cui cronologia non è possibile proporre ipotesi. Pianta edificio da BOLDRIGHINI 2005.

Cronologia

Estremi temporali: dal secolo I a.C. (3° q) al secolo I a.C. (4° q)
Cronologia specifica:
Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici

ambiente di rappresentanza
Ambiente B: il vano presenta pianta rettangolare; è coperto da una volta a botte a sesto ribassato (h presso le pareti m 3,85, al centro m 5,05). Sulla parete nord-occidentale si apre la porta di collegamento (m 2.10 x 3.05) col criptoportico C; questa, fortemente decentrata, conserva gli stipiti e la soglia. Sopra l’apertura è una finestra a bocca di lupo (m 1.90 x 90). Sulla stessa parete, presso l’angolo, si apre una nicchia rettangolare (largh cm 75, prof. cm 30), di incerta funzione. La sala presenta un ricco sistema decorativo, parietale e pavimentale. Quest’ultimo, in ottimo stato di conservazione, è originale; si presenta come un cementizio a base fittile con fittissimi inserti litici e marmorei inseriti irregolarmente. La decorazione pittorica presentava originariamente un intonaco bianco a grana molto fine; circa un secolo dopo, probabilmente in epoca neroniana e contemporaneamente agli interventi che interessarono l’oecus, venne eseguita una nuova decorazione ad affresco vivacemente policromo, conservata quasi interamente. Questa presentava, al di sopra di uno zoccolo marmoreo scarsamente conservato, architetture scenografiche, quadretti paesaggistici ed elementi simbolici di generico carattere sacrale su fondo giallo ocra, un insieme riferibile al IV stile. Si conserva anche la coeva decorazione della volta, un sistema modulare ‘a reticolo’ su fondo giallo. L’ambiente venne abbandonato – o conobbe una diversa destinazione – quando si realizzarono le strutture sovrastanti testmoniate dal grosso pilastro di fondazione conservato presso la parete meridionale. Su questa si impiantava, mantenenendone l’orientamento, un muro in laterizio (lungh. m 9.10, h. 3.47), forse di contenimento, di cui di è ipotizzata una datazione in età traianea.

Lunghezza: 6.80 m – Larghezza: 4.75 m

Cronologia

Estremi temporali: dal secolo I a.C. (2° q) al secolo I a.C. (3° q)
Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici

Specifiche di rinvenimento
Data:
1958 – Ente responsabile: SAR

Regio XIII, Casa Bellezza, amb. B, cementizio con inserti

Rivestimento con scansione: a più unità decorative?

Pavimento con fitto punteggiato irregolare di inserti litici su base fittile (var. DM 103c). Gli inserti, di forma quadrangolare, sono scaglie di ardesia (lato cm 4-5) e palombino (lato cm 5-6), nettamente prevalente; sono presenti anche tesserine oblunghe di forma quasi rettangolare, della misura di cm 1 x 2 circa. Rara la presenza di materiali diversi: si notano pochi tasselli di litomarga verde, marmo giallo antico o africano, da considerare in ogni modo pertinenti alla redazione originale del pavimento (BOLDRIGHINI 2000, p. 206). Il pavimento è bordato su tutti i lati eccetto quello di ingresso da una fascia (largh. cm 22) in cementizio a base fittile, decorata dalla rada inserzione irregolare di scaglie molto piccole di palombino e di pochi frammenti maggiori dello stesso marmo o dei marmi colorati presenti nel campo. Lo stesso pavimento, pur con una concentrazione maggiore di marmi colorati, riveste la nicchia rettangolare (prof. cm 25.50) presente sulla parete meridionale del vano.

Cronologia
Estremi temporali: dal secolo I a.C. (2° q) al secolo I a.C. (3° q)
Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici
Misure
Lunghezza: 6.80 m; Larghezza: 4.75 m;
Caratteristiche della preparazione
Tipo di preparazione: Malta di allettamento color rosso mattone. Sono chiaramente riconoscibili alcune linee, perfettamente rette (quattro o cinque) che attraversano l’intero pavimento nel senso della larghezza: è probabile che vadano interpretate come i segni dell’avanzamento della stesura del pavimento nelle successive giornate di lavoro.

Unità decorative

Parte dell’ambiente: intero ambiente
Tipo di impaginazione: a campo omogeneo
Cromia: policromo

Pavimento con fitto punteggiato irregolare di inserti litici su base fittile (var. DM 103c). Gli inserti, di forma quadrangolare, sono scaglie di ardesia (lato cm 4-5) e palombino (lato cm 5-6), nettamente prevalente; sono presenti anche tesserine oblunghe di forma quasi rettangolare, della misura di cm 1 x 2 circa. Rara la presenza di materiali diversi: si notano pochi tasselli di litomarga verde, marmo giallo antico o africano, da considerare in ogni modo pertinenti alla redazione originale del pavimento (BOLDRIGHINI 2000, p. 206). Il pavimento è bordato su tutti i lati eccetto quello di ingresso da una fascia (largh. cm 22) in cementizio a base fittile, decorata dalla rada inserzione irregolare di scaglie molto piccole di palombino e di pochi frammenti maggiori dello stesso marmo o dei marmi colorati presenti nel campo. Lo stesso pavimento, pur con una concentrazione maggiore di marmi colorati, riveste la nicchia rettangolare (prof. cm 25.50) presente sulla parete meridionale del vano.

BORDO
Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: geometrica
Tecnica Esecutiva: cementizio (cementizio a base fittile con inserti misti)
CAMPO
Specifiche tecniche
Lunghezza: 6.80 m – Larghezza: 4.53 m
Identificazione della Decorazione: geometrica
Tecnica Esecutiva: cementizio (cementizio a base fittile con inserti misti)

Decorazioni geometriche

MotivoModuloRiempimento
var. DM 103c – scutulatum su signino (con inserti molto fitti e rade tessere rettangolari)
Referenza fotografica: da BOLDRIGHINI 2003

Parte dell’ambiente: soglia
Tipo di impaginazione: a campo omogeneo
Cromia: policromo

Fitto punteggiato irregolare di inserti marmorei e litici su cementizio a base fittile; tra gli inserti si riconoscono: palombino, lavagna, vari tipi di calcare, marmo giallo antico, brecciato e non, alabastro cotognino, portasanta, lumachella orientale, africano, serpentino, breccia rossa appenninica, rosso antico (?); bardiglio di Luni e breccia di Aleppo. La tessitura del pavimento rende evidente che la redazione della soglia e del pavimento furono contemporanee.

BORDO
Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: geometrica
Tecnica Esecutiva: cementizio (cementizio a base fittile con inserti misti)

Decorazioni geometriche

MotivoModuloRiempimento
DM 103a – inserti su cementizio
CAMPO
Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: geometrica
Tecnica Esecutiva: cementizio (cementizio a base fittile con inserti misti)

Decorazioni geometriche

MotivoModuloRiempimento
DM 103a – inserti su cementizio
Referenza fotografica: da BOLDRIGHINI 2003

CONSERVAZIONE
Oggetto conservato: parte del pavimento – Conservato in: situ (Roma, Domus di Largo Arrigo VII)
Sul pavimento si riconoscono alcunelinee di separazione orizzontabili che potrebbero corrispondere alle giornate di lavoro.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Boldrighini, F. 2000, in Atti del VI Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Venezia, 20-23 gennaio 1999), Ravenna, pp. 205-6., Figg. 3-4, p. 210..

CITAZIONE E CONDIVISIONE
STRINGA BIBLIOGRAFICA: Laurenzi, Elsa, Regio XIII, Casa Bellezza, amb. B, cementizio con inserti , in TESS – scheda 5984 (http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=5984), 2008
INDIRIZZO WEB: http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=5984

DATA SCHEDA: 2008 | AUTORE: Laurenzi, Elsa | REF. SCIENT. : Tortorella, Stefano | AGGIORNAMENTO: 2014 | COMPILAZIONE/REVISIONE A CURA DI: Angelelli, Claudia