scheda

Regio III, S. Clemente, complesso, mosaico a grandi tessere
Roma ( RM)


La basilica di San Clemente si eleva alle pendici del Celio tra le attuali vie Labicana, dei Normanni, di S. Giovanni in Laterano e Piazza di San Clemente. La basilica ha mantenuto sempre l’antica titolatura in ricordo del pontefice Clemente che prima del martirio, avvenuto sotto l’imperatore Traiano, avrebbe ceduto la propria domus alla ecclesia (L.P. I, 123; v. F. Guidobaldi, LTUR II, s.v. domus: Clemens, p. 84-85). Il collegamento topografico tra fonti e monumento riceveva conferma puntuale da iscrizioni e attestazioni archeologiche venute alla luce durante le indagini avviate sotto la basilica medievale negli anni 1857-1870 (v. Guidobaldi 1992, p. 21-35). Risale al De Rossi la prima intuizione di localizzare nell’area una installazione cristiana legata al nome di Clemente, papa e martire del I secolo (91-96), in base alla lettura di un testo di Geronimo del 392 d.C., probabile ripresa di un altro più antico (Hier. Vir. ill. 15). L’ipotesi sembrò trovar conferma grazie alla poco più tarda scoperta di una iscrizione graffita sul collare di uno schiavo databile alla fine del IV secolo e menzionante un dominicum Clementis (CIL XV 7192) e, ancora, per il rinvenimento di due iscrizioni che menzionano, rispettivamente, un titulus sancti Clementis (ICUR 18160, dal cimitero di Ciriaca) e la basilica Clementis (F. Guidobaldi, in LTUR I, s.v. S. Clemens, p. 278-279, fig. 165). Un’ulteriore prova venne infine dalla scoperta nello stesso sito di una iscrizione dell’inizio del IV secolo con la dedica al santo titolare di un altare ad opera di un addetto al titulus Clementis. Negli stessi anni, sotto la basilica medievale, le indagini archeologiche portarono alla luce una basilica paleocristiana dell’inizio del V secolo a tre navate divise da colonnati, con un’abside sopraelevata, una pentafora sul lato opposto e un nartece su tre lati. Tale edificio venne ad occupare, e in parte a riutilizzare, un’area già densamente edificata. Le indagini effettuate dal 1957, infatti, consentirono di individuare sotto la basilica, oltre ad edifici di carattere pubblico ed utilitario (un horreum, per cui v. scheda) e la sede della nuova zecca imperiale, Moneta, un complesso edilizio a carattere residenziale nel settore occidentale dell’area indagata. La domus, sorta sui resti di un più antico edificio di incerta funzione andato distrutto durante l’incendio neroniano, è munita di un criptoportico rettangolare con una pianta sviluppata rigidamente su schemi ortogonali. Il piano inferiore è semi interrato con un antro e/o ninfeo (Guidobaldi 1992, p. 84, tav. I) ed ampie sale tra le quali si distinguono per estensione e ricchezza decorativa i vani AM e SM, verosimilmente stanze di uso estivo. Un inquadramento cronologico dell’impianto della domus in epoca tardo flavia si basa sul rinvenimento in situ di bolli laterizi e sulla puntuale analisi della decorazione conservata a pomici, mosaico e stucco dipinto (I. Bragantini, in Guidobaldi 1992, p. 90-92; 315-326). Verso la fine del II secolo d.C. nella parte sotterranea della domus, nel settore “estivo” con il criptoportico e le due ampie sale AM ed SM, si installò un mitreo con ambienti annessi al culto. Il complesso cultuale prevedeva una scuola mitraica (in pianta SM) con un pavimento a mosaico a grandi tessere bianche e nere ed un’anticamera (AM) che vennero ad impiantarsi nelle due sale dell’edificio preesistente. Il resto del complesso comprendeva un vano intermedio tra questi due (PM), un’ampia scala (S) con il suo vano di accesso (PS) ed il corridoio (CM). Tutti gli accessi ai restanti ambienti del più antico edificio vennero invece murati. Del secondo piano si preservano solo due stanze della zona settentrionale, la prima sopra il vano SM (in pianta T3) era probabilmente adibita per il culto, mentre l’altra (T2) fu poi invasa dall’abside della basilica paleocristiana. Tutte gli ambienti riutilizzati della domus per l’installazione del mitreo furono rivestiti da uno spesso e compatto strato di intonaco, ancora visibile in situ, il quale ricopriva anche i banchi in muratura che corrono sui perimetrali interni e le varie aggiunte strutturali, comprese le porte murate. Nella stessa fase sono evidenziabili alcune aggiunte decorative tra le quali l’inserimento di una trifora a pilastri marmorei nel corridoio CE e le pitture della scuola mitraica SM che allora ricevette un semplice pavimento musivo a tessere bianche e nere su cui venne alloggiata una base o altare (Guidobaldi 1992, p. 88, fig. 83). Altre stanze dovevano aprirsi ad occidente, ma non sono state ancora rilevate. La maggior parte delle tracce delle fasi di trasformazione e di restauro del mitreo sono andate perdute nel corso degli scavi e, in particolare, alla fine della prima campagna (1869-1870) quando questo venne messo in luce. Sembra probabile che il mitreo avesse subito delle aggressioni prima del definitivo abbandono del culto: un rialzamento del piano pavimentale avvenuto in epoca tarda e smantellato nel 1914, infatti, includeva frammenti dell’originario altare mitraico. Sembra dunque probabile che almeno parte dell’edificio cultuale fosse rimasto in funzione ancora dopo l’abolizione del culto nel 392 d.C. Resta tuttavia ancora indeterminato il termine cronologico relativo all’abbandono dei vani sotterranei del complesso. La basilica paleocristiana, edificata nei primi decenni del V secolo, si installò e riutilizzò in parte la sala più ampia della domus flavia (in pianta A) nonché i muri perimetrali di un edificio in laterizio di III secolo d.C., la cui funzione e la cui estensione totale non è ancora stata del tutto chiarita (Guidobaldi 1992, p. 97ss., tav. IV). Nel corso del tempo, vari studiosi avevano tentato di identificare ora la domus del I secolo ora l’edificio in laterizio di III secolo con la dimora originaria di Clemente. Scartata l’ipotesi che nella domus di I secolo si potesse identificare l’originaria abitazione del pontefice (G.B. De Rossi, Prime origini della basilica di San Clemente, in BAC 1, 1863, pp. 25-31) è prevalsa l’opinione che il personaggio che avrebbe dato origine al toponimo con cui nelle fonti si ricordano tutti gli edifici susseguitisi nell’area (ecclesia, dominicum, basilica, titulus) fosse in realtà un cristiano del IV secolo il cui nome, nel tempo, si sarebbe andato a confondere e probabilmente ad assimilare con quello del pontefice stesso (v. Guidobaldi cit. p. 279). Secondo le più recenti interpretazioni, la domus potrebbe essere identificata come “abitazione di un pubblico funzionario legato alle circostanti strutture pubbliche” (così Guidobaldi 1992, p. 86), dunque, un edificio pubblico dove sarebbe stato possibile installare un santuario mitraico a discapito di un settore abitativo.
Cronologia
Estremi temporali: dal secolo I a.C. (4° q) al secolo V d.C. (3° q)
Motivazione della cronologia: dati archeologici ed epigrafici
Regio III, S. Clemente, complesso, tessellato geometrico
Tessellato con motivo geometrico-floreale. Manca nell’edito una documentazione grafica del pavimento, del quale non sono note le dimensioni.


Ambiente a pianta rettangolare semi ipogeo costruito e decorato sin dall’origine come una grotta-ninfeo (in pianta, SM.) coperto da una volta a botte con piccole finestre a bocca di lupo. Il vano conobbe due fasi decorative. La volta a botte, in gran parte crollata, conserva traccia della originaria decorazione a stucco pertinente alla prima fase della domus, inquadrabile in età domizianea, con elementi figurati e vegetali così come le lunette affrescate con finte prospettive e stucchi ed i riquadri in stucco che animavano le nicchie a forma di finestrelle (Bragantini, in Guidobaldi 1992, p. 323-326). La decorazione delle pareti che tuttora si conserva è invece relativa alla fase successiva quando si ricoprono gli stucchi originari con uno spesso strato di intonaco a fondo bianco su cui vennero sovradipinte alcune figure legate al culto mitraico, tra le quali due ritratti databili su base stilistica al 180-200 d.C. Alla stessa fase deve essere ascritto anche il pavimento musivo costituito da un mosaico a tessere rettangolari bianche e nere di forma irregolare disposte senza un ordine apparente. Infatti la sua posa in opera è successiva ai banchi dipinti con intonaco di colore rosso i quali corrono sui tre lati dell’ambiente. Al centro del mosaico resta visibile un incasso quadrato dove era inserito un bipedale per supportare una base o altare.
Cronologia
Estremi temporali: dal secolo I a.C. (4° q) al secolo V d.C. (3° q)
Motivazione della cronologia: dati archeologico-stratigrafici, stilistici ed epigrafici

Specifiche di rinvenimento
Data:
1912

Regio III, S. Clemente, complesso, mosaico a grandi tessere

Parte dell’ambiente: intero ambiente
Rivestimento con scansione: a copertura unitaria?
Tipo di impaginazione: a campo omogeneo
Cromia: bicromo

Tessellato bicromo a fondo disomogeneo, con tessere rettangolari bianche e nere disposte senza ordine, nel senso della lunghezza, verosimilmente di reimpiego. La posa del mosaico è successiva ai banchi intonacati di rosso che corrono lungo i perimetrali dell’ambiente attestando dunque di essere stato realizzato in una fase successiva all’impianto dell’aula. Al centro del mosaico era inserito un bipedale che doveva in origine sostenere una base o un altare. Manca nell’edito la documentazione grafica.

Cronologia
Estremi temporali: dal secolo II d.C. (4° q) al secolo III d.C. (1° q)
Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici

Bordo

Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: non documentato

 

Campo

Specifiche tecniche
Identificazione della Decorazione: geometrica
Tecnica Esecutiva: tessellato (tessellato a grandi tessere irregolari (mosaico marmoreo))
Dimensioni Generiche Tessere: grandi

 
 

Referenza fotografica: da Guidobaldi 1992, fig. 76.
Della Portella, I. 1999, in Roma Sotterranea, Verona, pp. 42-44.
Guidobaldi, F. 1992, in San Clemente. Gli edifici romani, la basilica paleocristiana e le fasi altomedievali, Roma, pp. 74-94, 323-326, figg. 76, 83.

DATA SCHEDA: 2009 | AUTORE: Taccalite, Francesca | REF. SCIENT. : Tortorella, Stefano
STRINGA BIBLIOGRAFICA: Taccalite, Francesca, Regio III, S. Clemente, complesso, mosaico a grandi tessere, in TESS – scheda 7652 (http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=7652), 2009

INDIRIZZO WEB: http://tess.beniculturali.unipd.it/web/scheda/?recid=7652


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