Mosaico

Introduzione

La decorazione di una superficie architettonica, sia orizzontale che verticale, ottenuta per accostamento di elementi di piccole dimensioni di materiali lapidei (pietre e marmi) oppure “litoidi” (ossia di consistenza simile alla pietra ma creati artificialmente), di forma più o meno regolare e fissati su un letto di malta e disposti a formare campiture o disegni, viene definita nel linguaggio comune mosaico. Le decorazioni di questo tipo sono ottenute dunque per giustapposizione di elementi quasi mai sagomati secondo il disegno ma piuttosto di forma tondeggiante (ciottoli naturali), oppure quadrangolare o poligonale nella faccia visibile in opera (tessere); queste ultime, come è noto, sono in genere ricavate da materiali naturali (rocce) ma anche da materiali artificiali (vetro, terracotta) e sono comunque sempre ottenuti per lavorazione. Nelle schede della banca dati di TESS, considerata la profonda differenza esistente fra la tecnica a ciottoli e quella a tessere, detta tessellato (tessellatum: Vitr. arch. 7, 1; Suet. Caes. 46), i pavimenti afferenti all’una e altra categoria sono stati mantenuti distinti e non raccolti tutti sotto la più generale definizione di “mosaico”, anche perché questo termine, pur essendo quello più diffuso, non ha collegamenti precisi con termini equivalenti delle fonti letterarie di età classica, dove appare utilizzato in epoca piuttosto tarda (Scriptores Historiae Augustae, xxv, 4; Aug. De Civ. Dei, xvi, 8, 1) e sempre con riferimento a rivestimenti parietali.

Tecnica a ciottoli

I primi esempi di questa tipologia di rivestimento, realizzati con piccoli ciottoli, si trovano nel territorio della Grecia classica, particolarmente in area egea. I rivestimenti a mosaico rispondono, nella fase iniziale, ad esigenze di ordine prevalentemente pratico: rispetto ai tappeti le pavimentazioni a ciottoli garantivano infatti maggiore resistenza al calpestio e svolgevano funzione impermeabilizzante. Fra le più antiche testimonianze di questa tecnica pavimentale a noi pervenute ricordiamo un pavimento da Tirinto (seconda metà II millennio a.C.), per poi giungere ai più evoluti esemplari di Altintepe in Anatolia e di Gordion, capitale dell’antica Frigia (entrambe regioni dell’attuale Turchia), risalenti all’VIII secolo a.C.. La tipologia a ciottoli continua ad essere utilizzata nei secoli successivi (VII-VI sec. a.C.) e risulta diffusa soprattutto tra la seconda metà del V e il IV sec. a.C: gli esemplari privi di decorazione hanno carattere sostanzialmente funzionale e sono attestati soprattutto nei cortili e nelle sale per banchetti annessi ai santuari (es. Delos) e agli edifici pubblici, cioè in luoghi in cui i pavimenti erano sottoposti ad una forte usura. Anche nelle abitazioni i mosaici a ciottoli, caratterizzati da decorazioni più o meno complesse coordinate con la decorazione pittorica delle pareti, si collocano soprattutto nelle sale per i simposi (andrón)  e nelle anticamere di queste. In questi ultimi pavimenti l’aspetto funzionale è del tutto secondario e i mosaici sono soprattutto espressione del lusso e del prestigio dell’abitazione. Lo schema decorativo usato di preferenza è quello centrato su un singolo motivo di tipo geometrico o vegetale (rosetta, ruota) o su una scena figurata, attorno cui si dispongono motivi vari, perlopiù vegetali o figurati, racchiusi entro bande concentriche, come si vede in numerosi esemplari da Corinto, Sicione e Olinto. La tecnica a ciottoli raggiunge le sue espressioni più alte nei mosaici di Pella (Macedonia), città natale di Alessandro Magno: nonostante la limitata gamma di colori, si rappresentano con risultati di eccelsa qualità animali, scene di caccia o episodi mitologici. Negli esemplari di Pella, vere e proprie trasposizioni musive di quadri, si riscontra spesso l’uso di ciottoli sfumati per ottenere profondità spaziale e illusione di plasticità e il ricorso a tecniche diverse per raggiungere l’effetto pittorico desiderato, come ad es. l’inserimento di elementi di terracotta e listelli di piombo (usati per evidenziare i particolari della rappresentazione).

I pavimenti a mosaico di epoca classica e fino al periodo ellenistico (V-II sec. a.C.) sono stati a lungo considerati, almeno negli studi di insieme, come una classe omogenea di materiali e organizzati secondo una “evoluzione” ornamentale – che va dal disegnativo al pittorico, tanto da essere generalmente compresi anche nei trattati di storia sulla pittura antica – e una “evoluzione” tecnica, che va da ai mosaici a ciottoli a quelli a tessere irregolari e infine al tessellato. Per questo motivo alcuni studiosi hanno voluto riconoscere negli espedienti tecnici riscontrati nei mosaici di Pella il segnale dell’avvio di un rinnovamento tecnico del mosaico a ciottoli e del suo progressivo slittamento verso il tessellato, quando in realtà quest’ultima tecnica esisteva già, pur se in altri ambiti geografici (come si vede nel mosaico con eroti da Shabty, Alessandria, datato all’ultimo quarto del IV sec. a.C.). Nonostante la ripresa degli studi registrata fra il 1980 del 1985 (anni in cui si registra la pubblicazione di numerosi corpora di mosaici, come quelli di Bruneau su Delo, Salzmann sui mosaici a ciottoli, Daszewsky sull’Egitto e von Boeselager sulla Sicilia) è comunque persistita l’applicazione di un criterio evoluzionistico tendente a considerare la tecnica a ciottoli precedente rispetto al tessellato.

In realtà nuovi rinvenimenti hanno dimostrato che la Grecia e il suo ambito d’influenza non sono più i soli depositari della tecnica pavimentale a ciottoli, poiché stesure simili – a ciottoli con motivi decorativi nei bordi e nella zona centrale – si ritrovano anche in Spagna già nel VII e fino al IV sec. a.C. L’ipotesi evoluzionistica, che riportava la nascita della tecnica del tessellato ad un unico ambito geografico e momento cronologico (la Grecia di III-II sec. a.C.) è stata ulteriormente indebolita dalle più recenti ricerche archeologiche, che hanno dimostrato l’esistenza di mosaici a tessere irregolari in territorio italico – senza necessariamente passare per l’esperienza preliminare della tecnica a ciottoli – già dalla fine del IV (es. Gela, Buccino: v. infra) e per tutto il III sec. a.C.; si è inoltre constatato che tessere regolari ed irregolari possono coesistere nell’ambito di uno stesso pavimento ed essere usate per creare un effetto decorativo (es. Cirene) e, soprattutto, che i mosaici a tessere regolari sono documentati fin dal V sec. a.C in Tunisia (es. Kerkouane, Cartagine) con un’ampia varietà di tipologie.
Come accennato, nel territorio italico sembra mancare – almeno allo stato attuale delle conoscenze – una vera e propria tradizione di pavimenti a ciottoli, che restano finora documentati soltanto da pochissimi esemplari, rinvenuti, non a caso, in regioni strettamente legate al mondo greco, come la Basilicata (Metaponto, frammenti dal complesso residenziale presso il santuario urbano di Apollo Licio, fine IV-inizi III sec. a.C.), la Puglia (casa ellenistica di Arpi, loc. Montarozzi, seconda metà del III sec. a.C.) e, naturalmente, la Sicilia (mosaico con scena marina dai nuovi bagni ellenistici di Gela, loc. Capo Soprano, fine IV-inizi III sec. a.C.). A questi va aggiunto un pavimento da Teramo, via Porta Carrese (contesto datato III-inizi II sec. a.C.), in cui il mosaico, a semplici ciottoli bianchi, è inquadrato da una cornice in tessellato.

Tessellato

Le prime testimonianze (età mediorepubblicana)

Le più recenti ricerche archeologiche sembrano finora confermare per l’Italia almeno due dati significativi: la presenza del tessellato già in un’epoca alta (fine IV sec. a.C.) e la contemporanea affermazione, nell’ambito della stessa tecnica pavimentale, di diverse tipologie, classificabili in base alle caratteristiche delle tessere. I più antichi pavimenti in tessellato rinvenuti in area italica sono quello della sala dei Banchetti a Volcei-Buccino, datato tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.  e quello della soglia del calidario delle Terme Ellenistiche di Elea-Velia (metà del III sec. a.C.).

Allo stesso periodo risalgono anche alcuni esemplari a tessere litiche irregolari , come quello della “casa del mosaico dei grifi e delle pantere” di Arpi (seconda metà del IV sec),  della Casa del Drago (III sec. a.C.) e delle terme di Casa Matta (primo quarto III sec. a.C.) a Monasterace Marina (Kaulon), della domus I Is. 2-4  di Paestum (seconda metà III sec. a.C.). Contemporaneamente ai mosaici a tessere litiche compaiono, nel III sec. a.C., quelli realizzati con tessere fittili, che ritroviamo a Metaponto, nelle terme di Fregellae, nella casa sannitica di Cercemaggiore e, molto più a nord (ma, non a caso, lungo la costa adriatica) a Rimini, nell’area di Palazzo Massani. Gli esempi fin qui citati permettono di affermare che la comparsa e la progressiva diffusione della tecnica del tessellato seguono una direttrice che dall’Italia Meridionale risale, con rare eccezioni e senza scarti cronologici significativi, verso l’area centrale della Penisola, dove i primi esempi di pavimenti in tessellato omogeneo a tessere regolari si datano con certezza – su base archeologico-stratigrafica – ai decenni iniziali del II sec. a.C., come quelli della domus 7 di Fregellae, della cella meridionale del Capitolium di Cosa e della cella del Tempio dei Castori nel Foro Romano.

Dall’epoca tardorepubblicana all’età augustea

Sezione in allestimento

Gli inizi del periodo imperiale (da Tiberio a Traiano)

Sezione in allestimento

L’età adrianea e antoniniana

Sezione in allestimento

L’epoca severiana e il III secolo

Sezione in allestimento

La tarda antichità

Sezione in allestimento

Per approfondire

  • LEVI D. 1963, s.v. Mosaico, in Enciclopedia dell’Arte Antica, V, Roma, pp. 209-240 (versione online).
  • MORRICONE, M.L. 1973, s.v. Mosaico, in Enciclopedia dell’Arte Antica, suppl. 1970, Roma, pp. 504-531 (versione online).
  • BALDASSARRE, I. 1995, La decorazione pavimentale. Le tipologie più antiche e la introduzione del tessellato
  • DUNBABIN, K.M.D., FARIOLI CAMPANATI, R., BISCONTI, F., MAZZOLENI D. 1995, s.v. Mosaico, in Enciclopedia dell’Arte Antica, suppl. II, Roma, pp. 805-827 (versione online).
  • LING, R. 1998, Ancient Mosaics, Princeton, in part. pp. 6-48.
  • DUNBABIN, K.M.D. 1999, Mosaics of the Greek and Roman World, Cambridge, in part. pp. 5-71, 269-330.
  • PAPPALARDO U., CIARDIELLO R. 2010, Mosaici greci e romani. Tappeti di pietra di età ellenistica e romana, Verona (opera di taglio divulgativo, con ampia bibliografia e ricchissima documentazione fotografica).

Oltre alla bibliografia contenuta nelle opere e nei contributi sopra citati, si rinvia, per ulteriori e specifici approfondimenti, alle serie dei Colloqui della Association Internationale pour l’Étude de la Mosaïque Antique (I-X, 1965-2011) e del suo Bulletin.
Per l’Italia sono inoltre fondamentali gli Atti dei Colloqui dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (I-XXI, 1994-2016: si vedano qui gli indici generali ed analitici dei volumi), la raccolta Pompei. Pitture e mosaici, I-X, Roma 1990-1999, e le seguenti monografie:

  • RINALDI F. 2005, Mosaici Antichi in Italia. Regione Decima, Verona, Roma.
  • RINALDI F. 2007, Mosaici e pavimenti del Veneto. Province di Padova, Rovigo, Verona e Vicenza (I sec. a.C.-VI sec. d.C.), Roma-Venezia (Antenor, Quaderni, 7).
  • BUENO M. 2011, Mosaici e pavimenti della Toscana. II secolo a.C.-V secolo d.C., Roma (Antenor, Quaderni, 22).
  • GUIDOBALDI F., GRANDI M., PISAPIA M.S., BALZANETTI R., BIGLIATI A. 2014, Mosaici Antichi in Italia. Regione Prima. Ercolano, Pisa-Roma.

Testo e immagini a cura di Claudia Angelelli

STRINGA BIBLIOGRAFICA: Angelelli, Claudia, Mosaico, in TESS - Classi pavimentali, 2016
(http://tess.beniculturali.unipd.it/web/terminologia-e-definizioni/classi-pavimentali/mosaico/)