La città di Copia, colonia latina, scoperta da Zanotti Bianco nel 1932, è stata oggetto di campagne sistematiche di scavo solo a partire dagli anni ’60. Nell’area archeologica del Parco del Cavallo nella zona E del teatro e a N della strada E-O si è messa in luce una fascia di abitato per una lunghezza di circa 85 m e una profondità di 15 m circa, in corrispondenza dell’incrocio tra la strada E-O ed un vicolo in direzione N-S. A S della strada l’area indagata per la medesima lunghezza raggiunge una profondità di 40 m, ma purtroppo in questa zona lo scavo si è arrestato prima di raggiungere i piani pavimentali. Negli anni 1969 e 1971 sono state riprese le indagini a N del teatro riportando alla luce parte di una domus che sarà poi indagata in maniera sistematica a partire dal 1978. L’ accesso alla casa si apre sulla strada N-S, l’ingresso attuale è spostato verso S rispetto a quello originario, affiancato da fauces. I vani verso la strada erano ambienti di servizio, come dimostra la presenza di una macina da grano ed un dolium. Si apriva quindi l’atrio (1), sul quale davano a N tre ambienti cui sembrano corrispondere altrettanti vani sul lato S; tutta questa zona non è stata indagata completamente. Seguiva, poi, un peristilio (2) sul quale si aprono a N tre vani, di cui quello centrale, più ampio, è stato riconosciuto come triclinio estivo (3) con un pavimento in opus sectile, l’ambiente ad E (4) di questo possiede un pavimento a mosaico. Le stanze del lato S del peristilio non sono simmetriche a quelle del lato N; troviamo una sequenza di quattro vani, nel terzo dei quali si può riconoscere un cubicolo (5). Ad E del cubicolo è situato un ambiente che comunica con un altro trciclinio (6). Questo si apre a N con un’ampia porta tra due aperture minori su di uno spazio che deve essere ancora scavato. Più ad E sono stati individuati altri vani affacciati su di un cortile porticato; ma questa area non è stata ancora indagata e solo la prosecuzione degli scavi potrà dimostrare se ci troviamo ancora in spazi pertinenti alla domus. La grande costruzione residenziale occupa una superficie di 2200 mq ed ha avuto una lunga vita.Il tipo di tecnica costruttiva che si riconosce nelle murature della domus fa supporre che l’impianto originario sia da collocare tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. e che il suo abbandono risalga al VI secolo d.C. in relazione alla spoliazione avvenuta nel vano ad E (4) del triclinio invernale. (Faedo, L. 1992)
Cronologia Estremi temporali: dal secolo I a.C. (4° q) al secolo I d.C. (1° q) Motivazione della cronologia: dati stilistici ed archeologici
Domus, cubicolo, tessellato geometrico Il pavimento era suddiviso in due unità decorative corrispondenti allo spazio dell’anticamera e a quello dell’alcova per i letti. Di questi si conserva solo lo spazio per i letti decorato da un tessellato geometrico policromo rinvenuto in uno stato di buona conservazione; è una composizione di superficie priva di bordi che la inquadrano. Il tessellato presenta una composizione di meandri di svastiche che includono losanghe inscritte tra pelte caricate da un quadrifoglio.
Domus, triclinio, opus sectile Pavimento in opus sectile inserito al centro dello spazio per i letti, privo di decorazione. Si tratta di un commesso di marmi bianchi, marmi grigi e calcare rosso.Il pavimento è costruito su un modulo quadrangolare di 45 cm.Si conserva in situ.
Domus, vano 4, tessellato geometrico Il tessellato di tipo geometrico, bianco e nero presenta una composizione ortogonale, a rete di svastiche, di ottagoni e di croci adiacenti, delineati, formanti esagoni allungati. L’insieme è vivacizzato dalla policromia dei motivi floreali inclusi negli esagoni e negli ottagoni. La composizione è inquadrada da una cornice costituita da una fascia bianca delimitata da una doppia fila di tessere nere.
Ambiente 2: vano di forma rettangolare, venuto alla luce nel 1971 nel settore S della domus. E’ stato individuato come triclinio invernale (6) in base all’organizzazione dello spazio decorativo che risparmia una zona destinata all’alloggiamento dei letti.
Cronologia Estremi temporali: dal secolo I a.C. (4° q) al secolo I d.C. (1° q) Motivazione della cronologia: dati stilistici
Specifiche di rinvenimento Data: 1971
Domus, triclinio, tessellato geometrico ed opus sectile
Rivestimento con scansione: a T+U
Il pavimento era destinato a decorare una stanza triclinare e prevedeva una fascia in cementizio per ospitare i letti e uno pseudoemblema centrale in opus sectile con bordo a mosaico geometrico. Le lastre marmoree sono state asportate in antico. La cornice musiva si compone di una treccia a due capi e di una larga fascia di quadrati ortogonali e di losanghe adiacenti.
Cronologia Estremi temporali: dal secolo I d.C. (1° q) al secolo I d.C. (4° q) Motivazione della cronologia: dati stilistici
Unità decorative
Parte dell’ambiente: spazio centrale Tipo di impaginazione: iterativa Cromia: bicromo
Il tessellato in bianco e nero inquadrava un opus sectile marmoreo asportato in antico.Nel tessellato un bordo con treccia a due capi precede una fascia più ampia con composizione ortogonale di quadrati e di losanghe adiacenti, delineati in nero, su fondo bianco.
Faedo, L. 1992, Copia ed il suo territorio in età romana, in Sibari e la sibaritide, atti del trentaduesimo convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-12 ottobre 1992), Taranto, pp. 431-455, tavv. XVIII-XIX.Guzzo, P.G. 1998, Sibari. Primo itinerario, in Guida archeologica della Calabria. Un itinerario tra memoria e realtà, Bari.